L’identità

L’identità è il desiderio di trovare nel mondo qualcosa che ci sia identico. La radice sanscrita del termine ci mostra che quando dico che una cosa è identica dico che è la cosa, è questa cosa qua, è la stessa cosa. Con i frattali, abbiamo anche capito che il più delle volte un insieme è composto di parti che sono identiche all’insieme, ma più piccole.

Il cavolfiore è un fantastico esempio di frattali, ogni parte del cavolfiore è un cavolfiore in miniatura.

Quando cerchiamo la nostra identità, vogliamo riconoscerci in un frattale più grande. Ultimamente i matematici fanno studi molto interessanti sull’uso dei frattali nella costruzione di villaggi africani di stampo primitivo: ogni capanna è uguale nella forma al cerchio dell’insieme delle capanne, c’è addirittura un frattale più piccolo che è un vero villaggio in miniatura: è il villaggio degli spiriti, perché gli spiriti hanno bisogno di meno spazio. Ma ciò che appare è solo ciò che appare a noi, ciò che misuriamo è solo ciò che noi abbiamo deciso di misurare.

Riuscire a capire che il mondo non è quello che diciamo e che ci dicono, è molto difficile. In realtà, quando parliamo del mondo parliamo di classificazioni. Un ragno non è un insetto, una pianta non è un animale, ma quello che è una pianta o un ragno o un insetto non è comprensibile, possiamo solo classificarne le apparenze. Stabiliamo dei parametri, ma si tratta di parametri soggettivi, o di comodità pratica. È un po’ come quando definiamo le razze umane in base al colore della pelle, cosa che non facciamo, ad esempio, per i cani. Molti animali classificano il mondo in base al calore.

Benoit B. Mandelbrot, il teorizzatore dei frattali, pensa che il mondo si può descrivere anche in base alla “rugosità” dei suoi componenti. Siamo tuttavia sempre a ciò che appare, che, intendiamoci, si può misurare perché alla fin fine tutto è formato da rapporti matematici, ma anche la misurazione è soggetta ai criteri soggettivi di chi misura e decide di misurare alcune cose anziché altre. Il nord, il sud, l’est, l’ovest, non sono punti precisi dello spazio, sono punti di vista. E la vista inganna.

C’è un ragno che entra nei formicai ignorato dalle formiche, perché ha l’odore delle formiche e l’aspetto delle formiche, tiene alzate due zampe come fossero antenne, poi fa una strage. L’aspetto è ciò che ci colpisce, ma se parlassimo con un non vedente capiremmo che esistono percezioni del mondo che ci sfuggono, esistono reti, legami, onde, che non si mostrano volentieri. Ma cos’è un uomo o una donna? Si tratta della somma degli atteggiamenti che abbiamo imparato per essere uomini o donne, ma si tratta di definizioni fasulle, ciò che siamo veramente forse è ancora una classificazione.

Ci sono uomini che vogliono essere donne, donne che vogliono essere uomini per sentirsi veramente se stessi; ma sono “veramente” se stessi, o sono di nuovo una somma di atteggiamenti, di vestiti, di apparenze esteriori?

Se uccido una persona sono un assassino, se aiuto una persona sono un altruista, ma se faccio entrambe le cose? Qual’è la mia identità? Se innesto il ramo di un melo in un pero, le mele che nascono di cosa si sentiranno parte? Quale sarà la loro identità?

Ogni giorno è diverso, noi siamo diversi, niente è mai la stessa cosa, lo si dice da sempre, ma è difficile interiorizzare questa idea perché il rischio è quello di impazzire. Già, i pazzi, un’altra classificazione che stabilisce quando una persona è utile alla media delle altre persone e quando invece è inutile o dannosa. E questa classificazione si basa su quanto una persona sia o meno prevedibile.

I fiori ornamentali hanno più dignità delle “erbacce”, diamo loro un valore morale.

Ma torniamo alle classificazioni. Io credo che le piante siano animali. Le piante sono solo animali estremamente sedentari che non conoscono la fretta. Quanto ci mette un fico strangolatore a uccidere un altro albero? A volte qualche secolo. I semi del fico strangolatore vengono mangiati e trasportati dagli animali, nei loro intestini. I semi del fico sono indigeribili, perciò se ne stanno al caldo tutti interi, incuranti dei succhi gastrici. Gli animali lasciano le loro feci sui rami di altri alberi, e qui i semi cominciano a germogliare. Prima nascono le foglie, da una piccola radice tra le feci, che si aggrappa al ramo, poi partono verso il suolo le radici aeree. Se le radici raggiungono terra, è l’inizio della fine per la pianta ospite. Ramificando, le radici avvinghiano l’albero, diventando sempre più robuste, finché il tronco dell’ospite è completamente avvolto da una fitta rete di rami e radici del fico strangolatore. Ci vogliono un paio di secoli, ma alla fine, l’albero ospite muore soffocato e funge da sostegno per il rigoglioso fico. Il quale dà alla luce frutti che attireranno gli animali i quali porteranno in giro per il mondo i suoi figli assassini.

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