Peppa Pig vs Clarabella


È proprio vero che nessuno ti offende se non ti offendi tu. Una tal signora Capra denuncia Peppa Pig e chiede 100.000 euro perché si sente derisa dai conoscenti a causa del cartone animato che in un episodio vede una capra, chiamata per l’appunto signora Capra, con tanto di nome e cognome.
Immagino i ricorsi ai tribunali, già intasati, intentati dai vari Pippo, Fantozzi, Poldo, dalle signore Clarabella che dicono: “Mi hanno dato della vacca”, e ben speriamo che non esista da qualche parte una qualche nonna Papera o un qualche mister Magoo.
Nella ghiotta occasione per racimolare iscritti si tuffa la Fondazione Nazionale Consumatori (Dio ci salvi dalle associazioni dei consumatori), che sostiene la causa della signora dichiarando, e lei e l’associazione, che i soldi andranno a favore dei bambini abbandonati.
Nel cartone, in verità, non c’è nulla di offensivo nei confronti della simpatica capretta e d’altronde la porca si chiama Peppa, come altre Peppe ci saranno pure sul territorio nazionale. Non è quindi il cartone a offendere la signora, ma casomai gli amici della signora stessa, ai quali, se si sente tanto offesa, dovrebbe indirizzare la richiesta di comparizione in tribunale. Ma forse agli amici è più difficile spillare 100.000 euro a causa di una presa per culo.
Riguardo alle associazioni dei consumatori, sarebbe bene cominciassero a occuparsi dei rapporti internazionali sul commercio, che prevede l’occultamento ai consumatori di informazioni circa le provenienze delle materie prime e l’intervento nelle politiche delle popolazioni locali, in favore di una ormai accettata e prevaricatrice libertà di circolazione delle merci.
Nella nostra civiltà è ormai acclarato che una merce è più libera di un umano e può mentire e truffare molto più facilmente dei bipedi implumi che intasano il pianeta in modo meno invasivo dei prodotti, spesso dannosi, che compriamo.
Ma non sarebbe bastata una semplice dichiarazione alla stampa, sempre pronta a fiondarsi a pesce sulle stronzate? Non sarebbe il caso di rispettare il lavoro della giustizia e di occupare i tribunali solo nei casi strettamente necessari? Anche perché viene il sospetto che un cartone animato, il cui logo ha stracciato i maroni con la sua invasività ed è applicato a zaini, borse, scarpe, spazzolini da denti e mutande, possa permettersi patrocini ben più temibili della Fondazione dei consumatori.
Perché non invitare la miliardaria casa di produzione a versare comunque le poche noccioline rappresentate da 100.000 euro, a favore dei bambini abbandonati, ma senza costosi processi? Viene anche da chiedersi dove siano tutti questi bambini abbandonati, dal momento che alle migliaia di coppie in coda per l’adozione di un bambino, viene detto che sono molte di più le coppie a far richiesta, rispetto alla disponibilità di bambini da adottare.
D’altronde la politica, dà ottimi modelli comportamentali circa queste cose, com’è il caso di quel parlamentare leghista di qualche anno fa, Giacomo Stucchi, che impegnò tempo e denari pubblici per un’interrogazione parlamentare la quale ha avviato un’inchiesta per sapere come mai, in una raccolta punti collegata alla Disney, fosse introvabile il personaggio di Clarabella. Quando, qualche anno dopo, ho messo in rete una telefonata di protesta contro gli ovetti Kinder per l’introvabile sorpresa di Orione il Centurione, non pensavo che la politica riuscisse a precedermi e ad essere più tristemente comica di me.

142.918 pensieri su “Peppa Pig vs Clarabella

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